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È possibile individuare nelle pratiche culturali ordinarie, qualche attività socialmente legittimata in grado di rinforzare i rituali di transizione che ancora oggi resistono e che possa altresì ottemperare le funzioni dei rituali trasformativi e di connessione? È possibile istituire nuove forme rituali in grado di facilitare il processo di adattamento alla perdita e fornire adeguato supporto alle persone in lutto? È nostra convinzione che la psicoterapia risponda a questi requisiti. Con la sua ritualità, con il suo setting, con lo spazio che offre all'espressione delle emozioni anche le più perturbanti, con l'ascolto attivo, l'accoglienza e il contenimento del dolore possa essere un rito contemporaneo socialmente condiviso e soprattutto, efficace a fronteggiare l'immane compito psicologico che la morte impone.