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"Nel licenziare questa nuova edizione del mio Blok, non ho voluto aggiungere o mutare qualcosa nella versione e nello studio che la accompagna. Non avrei del resto mutato, ma tutt'al più dilatato le immagini critiche, i moods e le intuizioni che ispirarono il saggio. Alcuni spunti della mia "blokiana" mi si sono fatti con gli anni più limpidi e più ossessivi. Sempre più mi appassiona, ad esempio, il legame tra le invenzioni del poeta pietroburghese e i motivi dell'Art Nouveau. È chiaro che dal repertorio di quella corrente provengono le figure di donne, gli strascichi, le vesti-comete, le assidue sinuosità e i ghirigori, la struttura in cerchio di molte liriche, una certa Fläcbenbetonung, il vegetalismo che genera violette notturne, i rimandi gotici, gli entrelacs delle tempeste di neve. Ma in Blok, tragico tenore dell'epoca, secondo la definizione di Ol'ga Fors, l'Art Nouveau non è mai virtuosistico ornarnentalismo. Esso traligna in fragori di baraccone, in torve smorfie palustri, in climi strindberghiani di vita-inferno, in arlecchinate crudeli, che si fanno gabbo di ogni cerea e sonnambula misticheria. La poesia di Blok sempre più ci appare come un dramma in due tempi, il dramma della vana attesa di aurore da icona..." (Dalla Nota della curatrice)