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Sono passati anni, ma ogni volta che Fiamma torna nel paese natio i ricordi dell'infanzia la investono come un fiume in piena: tra quei vicoli le sembra di rivedere una banda di ragazzini che urlano e corrono a perdifiato, che si sfidano in prove di coraggio o si inseguono brandendo spade di cartone; sempre, neanche a dirlo, capeggiati proprio da lei. Nonostante l'apparente spensieratezza di queste immagini, l'infanzia per Fiamma non è stato un periodo felice. Cresciuta praticamente allo stato brado, con una madre costantemente impegnata nel negozio per guadagnare quei pochi soldi che poi, inevitabilmente, sarebbero stati spesi per le bevute del padre, la bambina trascorreva la maggior parte del tempo in giro per la campagna e i giardini del paese, fantasticando di partire e di non tornare più tra quelle mura che erano sovente testimoni silenziose di liti e di botte. Finché un giorno, anche i luoghi che sembravano un riparo sicuro, divennero teatro di paura e di violenza... La bambina sulla panchina, con una prosa lucida e intensa, affronta il tema delicato dell'infanzia spogliandolo di ogni parvenza idilliaca, mettendo a nudo paure e drammi troppo spesso ignorati.