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Tra 'Lolita' di Vladimir Nabokov e film come 'Kynodontas' di Yorgos Lanthimos, questo romanzo è una favola oscura raccontata in piena luce: in un'atmosfera fiabesca e sospesa sopra ogni giudizio, le convenzioni si ribaltano e non si sa più cos'è l'amore. Rino rapisce la piccola Ada durante una festa patronale. Convinto di amarla, la costringe in casa: così Ada cresce con lui, senza mai uscire, convinta di non poter toccare l'erba e il pavimento fuori perché priva delle scarpe che le impedirebbero di bruciarsi. Il mondo che Rino plasma per Ada, sfumato tra sogni e menzogne, è un carcere perfetto, nel quale la giovane vive senza troppo chiedersi cosa c'è oltre, interrogandosi sulla parola amore e su quello che succede quando si cresce. Dopo 13 anni, però, quel mondo crolla: Ada viene salvata, Rino processato. Il resto delle loro vite è attesa. Anja Trevisan si cimenta con uno dei temi più controversi della storia della letteratura, mostrando con delicatezza quanto sia difficile distinguere tra amore e dipendenza.
Un incubo confezionato con tenerezza. Il libro, intendo l'oggetto libro, con i colori pastello della copertina, la dimensione quadrata, la grammatica e la consistenza della carta, spessa e ruvida, piacevolissima al tatto, i disegni all'interno, i piccoli particolari grafici, sembra un libro per bambini. Delicato, fatto per attrarre. Poi, però, si rimane annientati. Rino non è una cattiva persona, ma è un pedofilo, di quelli che si innamorano veramente, ma delle bambine piccolissime, di quelli che si convincono che è la cosa giusta, perché agiranno con delicatezza e sempre in nome dell'amore; per questo rapiscono e sequestrano, per quattordici anni, una bambina, prendendola da una culla. Il libro ha un bell'aspetto perché in fondo è una favola, ma in realtà è una favola nera, dove anche il lieto fine non è lieto. Si sentono fortissimi l'amore e anche la malattia e l'egoismo, nel cui nome travestito da amore, si perpretano atrocità. Atrocità colorate a colori pastello.