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"In questo saggio, giunto alla seconda edizione rinnovata e ampliata, torno a parlare della melanconia, come è intesa da sempre... vale a dire una sorta di mixage tra quella che chiamiamo depressione monopolare e il disturbo melanconico. M'ispiro alla psicopatologia fenomenologica e alla psicoanalisi, e riservo un maggior rilievo alla prospettiva metodologica ed epistemologica, resasi necessaria per i cambiamenti sopraggiunti nel modo di intendere i sintomi e i segni derivanti dalla pratica psichiatrica attuale. Le professioni di psichiatra e di psicologo clinico impegnati in un approccio psicoterapeutico comportano la necessità di trovare dei ponti di comunicazione tra concezioni diverse. Le vicende della mia formazione mi portano a cercare liberamente dei punti di contatto, delle ibridazioni, che tengano conto dei loro precisi limiti, ma senza un purismo ossessivo, perché lo psichiatra-psicoterapeuta è persona unica e ha necessità di utilizzare un sapere necessariamente policentrico e quindi dialettico." (Dall'introduzione dell'autore).