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Silling, il castello di "Le centoventi giornate di Sodoma" di De Sade, diventa, nel mondo interiore di uno scrittore, scenario di uno spettacolo denso di erotismo, follia e morte. In un periodo di totale solitudine il narratore scompone e analizza le passioni più oscure e mai svelate del suo passato; rivive così i momenti che lo hanno segnato in modo indelebile nel profondo: la follia del padre, l'amore incestuoso con la sorella, i rapporti fisici e spirituali con la moglie e l'amante. Una proiezione dei fantasmi che assillano la mente in un contesto suggestivo e inquietante: un castello mitico, teatro di mostruosità e perversione, tempio del silenzio e del dolore.