«Navicula Petri». L'arte dei papi nel Cinquecento di Biferali Fabrizio; Firpo Massimo - Bookdealer | I tuoi librai a domicilio
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«Navicula Petri». L'arte dei papi nel Cinquecento

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Inaugurata nel 1517 dalle 95 tesi di Lutero, la Riforma protestante segna la crisi più grave mai fronteggiata dalla Chiesa. L'atroce sacco di Roma del 1527 è un evento epocale denso di suggestioni profetiche ed escatologiche, che costringe la sede apostolica a imboccare strade nuove sia per arginare le dilaganti eresie sia per avviare una politica di riforme che contrasti il profondo discredito in cui l'istituzione ecclesiastica è precipitata. È allora che si apre la lunga e tormentata stagione del Tridentino che nell'arco di quarant'anni, e non senza aspri conflitti interni, approderà infine agli esiti controriformisti e al trionfo dell'Inquisizione. Metafora della Chiesa, della sua missione salvifica ma anche della bufera di quegli anni è la "Navicula Vetri", la barca di Pietro che Cristo aveva salvato dalla tempesta. Specchio di questa complessa parabola storica, le opere d'arte commissionate dai pontefici di quei decenni - dipinti, sculture, medaglie ma anche strumenti liturgici e monumenti funebri - offrono un'affascinante testimonianza visiva del modo in cui cambia la percezione che la Chiesa ha di se stessa. Via via adattate al variare delle circostanze, dei modelli culturali e dei rapporti di forza, le rappresentazioni del potere non sono soltanto immobili icone destinate a celebrare i fasti della memoria, ma anche strumenti del suo esercizio, veicoli di messaggi ideologici di grande impatto.

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